Crypto e Bitcoin: per Hamas milioni di donazioni


Torna la guerra, purtroppo, e tornano anche le discussioni sul ruolo che Bitcoin e crypto possono avere in questo tipo di conflitti. Discussione certamente meno importante di quelle sulle vittime che tali conflitti causano, ma che dall’angolo dal quale trattiamo le cose su Criptovaluta.it sarà comunque interessante. Al centro della discussione, questa volta, quanto è stato raccolto da Hamas e da altri gruppi jihadisti dal 2021 a oggi.

Secondo The Wall Street Journal sarebbero stati raccolti milioni di dollari in crypto – senza tenere conto di quelli che sono stati sequestrati qualche giorno fa e che in realtà vengono periodicamente sequestrati dalle autorità, almeno quando tali gruppi commettono l’errore di inviarli a exchange per la conversione.

Al centro delle analisi – che sono state compiute tramite euristiche la cui affidabilità è tutta da verificarsi, si tratterebbe di cifre nel complesso superiori ai 100 milioni di dollari di controvalore. Il tema è caldo – e ne parleremo anche sul nostro canale Telegram, all’interno del quale troverai migliaia di appassionati crypto e Bitcoin ad aspettarti.

Oltre 100 milioni raccolti da Hamas e altri gruppi jihadisti

Hamas e altri gruppi che gli sono ideologicamente affini sarebbero riusciti a raccogliere nel corso degli ultimi 2 anni oltre 100 milioni di dollari in criptovalute, almeno secondo quanto è stato riportato da The Wall Street Journal, che a sua volta fa affidamento alle analisi condotte da Elliptic, società le cui euristiche utilizzate per certi tipi di analisi saranno comunque oggetto di analisi e di posibile contestazione.

itrust

A ricevere la maggior parte dei fondi sarebbe stato il gruppo conosciuto con il nome di Harakat al-Jihād al-Islāmi fi Filastīn o, nella nomenclatura inglese, Palestinian Islamic Jihad, che nel complesso sarebbe riuscito a raccogliere 93 milioni di dollari, con Hamas che invece avrebbe sfruttato i canali crypto per 41 milioni di dollari circa. Somme certamente importanti – ma che con ogni probabilità impallidiscono rispetto a quanto gruppi di queste proporzioni riescono a raccogliere.

Le crypto però – lo dice WSJ citando diverse persone che cercano di interrompere in prima persona e tramite le loro organizzazioni il finanziamento del terrorismo – stanno comunque complicando le cose:

[usare le crypto] è molto più facile che contrabbandare contante sul confine egiziano.

Questo il laconico commento di Matthew Price, che dopo una carriera in IRS, il fisco USA, è alla guida di Elliptic. Tuttavia la situazione, per stessa ammissione di WSJ, è parzialmente migliorata anche dall’azione congiunta di polizia e di exchange come Binance, che è il più utilizzato dell’area e a quanto parrebbe anche il preferito da Hamas, che tramite account di prestanome finisce per cercare, spesso senza successo, la conversione da crypto raccolte a fiat.

È un vero problema?

Prendendo per buone le stime di Elliptic, si tratta di una quantità di denaro ai nostri occhi certamente importante, ma minima rispetto a quanto riesce a raccogliere e spendere un gruppo come Hamas. Le crypto offrono certamente un canale aggiuntivo, che però per il gruppo stesso ha significato spesso anche perdere i fondi così raccolti.

Dal 2019 a oggi i sequestri di fondi crypto detenuti presso gli exchange sono stati diversi – e la traccia che i movimenti crypto lasciano on chain sembra essere sufficiente per gli investigatori per ricostruire i movimenti, anche in quel mondo crypto che i giornali mainstream continuano a descrivere come mero albergo di malaffare, crimine e terrorismo.



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